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Brescia, 7 Aprile 2005

E’ un’atmosfera strana quella che respiriamo in questi giorni.
..ha lasciato un vuoto che neanche milioni di persone,
milioni di preghiere, riusciranno mai a colmare.

E’ tutta settimana che ci penso.
Quanto siamo piccoli.. in tutti questi nostri inutili sforzi
di dare sempre a tutto una ragione..
..di trovare una spiegazione logica a ciò che di logico non ha niente..

Il dolore. La sofferenza. La morte.


Tengo un piccolo Crocifisso in camera, un piccolo Crocifisso di legno.
E inchiodato al legno c’è Cristo.
Con il volto abbassato, verso terra.
E con le braccia aperte, verso il Mondo.
Lo stavo guardando e mentre lo guardavo, lo interrogavo.. senza apparente risposta.

E’ stato un attimo.

Mio nipote, quello più piccolo. Non ha bisogno di bussare.
Entra. Si aggrappa alla maniglia, dall’alto dei suoi tre anni ed entra, semplicemente.
Di solito mi chiede la piccola mucca di peluche con cui lo faccio parlare.
Diventa matto.
Ma da bambini si è ancora capaci di leggere nel Cuore di chi ci sta di fronte.
E lui ha letto nel mio.
Ha visto quel piccolo Crocifisso che stavo guardando.
Ed ha capito tutto.

“Posso dare un bacio a Gesù?”

Ho preso quella Croce.
E mentre gliel’avvicinavo, mentre il piccoletto baciava Gesù e Gesù se lo abbracciava, ho visto il retro di quella stessa Croce.

Non ci avevo mai pensato, davvero,
ma c’è un posto vuoto, lì dietro, su quel legno.

E’ stato un attimo.

Soffrire, forse, significa proprio essere inchiodati
sul retro di quella stessa Croce.

Basta dare una voce e Gesù ci risponde..




E’ questa la grande lezione che questo grande Papa mi ha dato.

Ti ringrazio, caro, amato, Padre.

 

 

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