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La gente, i volti e le impressioni di quella notte carica di trepida attesa, in seguito al terribile attentato a Giovanni Paolo II.

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Articolo di Giuseppe Planelli sull' Osservatore Romano del 14 Maggio 1981:

Un redattore de "L'Osservatore Romano", Giuseppe Planelli, che conosceva bene Piazza San Pietro e la sua gente, raccolse le voci, i volti e le impressioni di quella notte carica di trepida attesa, in seguito al terribile attentato a Giovanni Paolo II :

A mezzanotte, Maria è ancora in Piazza San Pietro fra un gruppetto di uomini dagli occhi cerchiati che prega nel punto dove il Papa si è accasciato fra le braccia del suo segretario. Il primo quarto di luna appare e scompare dietro le nuvole sfilacciate e illumina a tratti le transenne, le sedie, il palco rimasti com'erano in attesa dell'udienza. Le fontane sono mute. Il camion della nettezza urbana passa in giro nell'emiciclo, fedele al suo lavoro.

Maria non ha età, non ha professione. E' solo una donna che continua a pregare, mentre il Papa soffre. Sulla transenna ha improvvisato un altarino: un ritratto di Giovanni Paolo II e due candele fosforescenti. Maria non è mai mancata ad un'udienza. Maria c'è ogni volta che il Papa esce dal Vaticano e c'è ogni volta che vi ritorna. Maria, confusa tra la folla, sorride e applaude e poi se ne va contenta. Adesso che il Papa è fuori lo aspetta.

Luigi è un meccanico come racconta la sua tuta sporca di grasso e una chiave inglese che gli spunta dalla tasca. Passava da via della Conciliazione quando, al semaforo, ha visto improvvisamente scattare due, tre automobili della polizia e ha sentito urlare le sirene ed ha visto la folla ondeggiare nella piazza. Quando con il suo motorino è arrivato - racconta - ha visto un prete salire sul podio e annunciare, senza precipitazione: "Il Papa è stato ferito". Ed ha visto la gente che non urlava e non malediceva ma che intonava il Padre Nostro.

Luigi non è tipo che si commuove. Luigi è operaio, ha le mani piene di calli.

Sono sei ore che Luigi è qui. Con la meticolosità dell'abitudine ha messo la catena e il lucchetto al ciclomotore, si è seduto vicino a Maria e canta. Maria intona vecchi inni che nessuno conosce più ad eccezione di Luigi che però ha dimenticato molte parole e cerca di tener dietro rincorrendo la voce.

Salvatore è un poliziotto. Non è di quelli che passano a sirene spiegate sulle volanti. Lui va a piedi. Ha una certa età. Da più di un anno, con un collega, fa la ronda di notte a Piazza San Pietro. Salvatore, come tutti i poliziotti, ha una pistola alla cintura, ma confessa che non l'ha mai usata. Guarda e riguarda il punto di dove il folle ha sparato e scuote la testa: "E' un pazzo; un povero pazzo. Solo chi è pazzo spara". Salvatore è la legge, l'ordine. Non può capire la violenza dissennata. Ogni notte guarda la finestra d'angolo al terzo piano ed ormai conosce tutti gli orari del Papa. Sa che quando la luce si spegne, il Papa va a riposare. Si vanta con la moglie di conoscere le sue abitudini. Sa quando ha molto da lavorare e quando è stanco e la luce si spegne prima. E' fiero di tenere la piazza tranquilla mentre il Papa riposa. Stasera, Salvatore, la sua piazza non la riconosce più, così a soqquadro. Guarda la finestra spenta e scuote la testa.

Vito è ateo, lo dice chiaramente. E spiega: "Come può un Dio permettere questo? Come può tollerare che si spari a un Papa? Una vittima da offrire? Addirittura il Papa?". Simone crede. E' un ragazzo impegnato, come si dice, e dà risposte più grandi di lui: "Ha dato suo Figlio per vittima".

Vito e Simone se ne restano zitti pensando forse a loro stessi o al mistero che li circonda, mentre Maria intona "Christus vincit" e Luigi cerca di seguirla, ma non sapendo le parole continua a ripetere Christus, Christus, all'infinito.

Ed è una bella preghiera.

 

[dall'articolo di Giuseppe Planelli sull' Osservatore Romano del 14 Maggio 1981]

 

 

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