L'attentato al Papa

"Non si può esprimerlo a parole; bisogna averlo visto!"

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Il dramma a Piazza San Pietro - 13 Maggio 1981 -

"Non si può esprimerlo a parole; bisogna averlo visto!".

Qualche giorno dopo, il cardinale di Praga, Frantisek Tomásek, in qualità di testimone oculare, descrisse alla Radio Vaticana in lingua ceca il dramma del 13 maggio:

"Nel pomeriggio del 13 maggio la folla, gremita davanti a San Pietro, attendeva gioiosa la comparsa del Santo Padre. Tutto era regolare. L'attesa si faceva più intensa, come lo dimostrava il nutrito gruppo di giovani che scandiva parole di saluto. Dal campanile scoccarono le cinque, il segnale che l'agognato momento era vicino".

"All'improvviso s'alzarono dalla folla voci entusiaste: il Santo Padre s'avvicina, ritto sulla jeep. Saluta col cenno in tutte le direzioni, benedice, stringe innumerevoli mani, sempre col suo sorriso paterno sulle labbra".

"Mentre Egli sta riconsegnando sorridente al padre una bambina ( la piccola Sandra Bartoli ) irradiante di gioia per essere stata nelle braccia del Papa e averne ricevuta la benedizione, accadde qualcosa di improvviso, come un lampo a ciel sereno. Si odono alcuni spari, il sacerdote polacco Stanislav Dziwisz, segretario personale del Papa e l'aiutante di camera Angelo Gugel afferrano sotto le braccia il Santo Padre che s'affloscia, mentre la sua bianca veste talare s'arrossa di sangue".

"Impossibile descrivere lo stupore generale: bisogna averlo visto. La jeep del Papa si dirige a grande velocità verso il sagrato della Basilica dove durante le udienze stanno sempre pronte alcune autoambulanze. Giovanni Paolo II viene trasbordato su una di esse, che parte immediatamente verso il Policlinico Agostino Gemelli. Nessuno dei presenti riesce a trattenere le lacrime, si sente singhiozzare, ma soprattutto pregare: la preghiera dà luce e forza nei momenti più difficili".

"Alle 18 il Santo Padre è già sul tavolo operatorio; ha perduto tanto sangue che bisogna trasfondergliene tre litri. Si constata una grave ferita d'arma da fuoco nel ventre e due ferite più leggere alla spalla destra e all'indice della mano sinistra; nessun organo vitale è stato leso".

"L'intervento operatorio terminò verso le 23 e mezza e il Santo Padre venne trasferito nel reparto di rianimazione. Il giovedì, il venerdì e il sabato nella sua camera venne celebrata la Santa Messa e il Papa si comunicò; nella preghiera costante Egli attingeva una grande pace interiore. Già la domenica potè, seduto a letto, concelebrare la Messa con due segretari personali. Egli continua il suo lavoro apostolico, unito al Cristo attraverso la preghiera e accettando la sofferenza a fianco della Vergine Maria: in questa attitudine si sforza di realizzare sempre meglio il motto Totus Tuus".

"Il cinico attentatore, il ventitreenne turco Mehemet Ali Agca, tentò di fuggire dopo l'attentato, ma venne fermato e condotto via dalla polizia. L'Interpol possiede il suo curriculum: due anni fa Agca aveva già minacciato di morte il Papa che visitava la Turchia, a Roma aveva preso stanza in un hotel nei pressi del Vaticano e di lì aveva più volte fatto telefonate all'estero. La polizia gli trovò addosso una somma considerevole di denaro; i suoi frequenti viaggi attraverso l'Europa, i suoi contatti e anche il molto denaro che possedeva senza lavorare, dimostrano che la sua azione era voluta e pianificata".

"Oltre al Santo Padre vennero ferite anche due donne che gli stavano vicine, e una di esse, americana, molto gravemente. E' un fatto sconvolgente che nella nostra società, la quale si vanta di appartenere a un'epoca di alto sviluppo culturale e tecnico, esista una "giungla" di tal fatta: si tratta di un cancro morale da troncare alla radice. Il Santo Padre vede nell'attentatore un povero traviato e gli perdona di cuore".

"Il dramma del 13 maggio lancia un serio appello a tutta la società odierna, perché intraprenda un serio esame di coscienza, è un SOS, un segnale di allarme a tutto il mondo e soprattutto ai Governi: "Fate subito tutto il necessario, prendete serie misure per prevenire la violenza, perché la giungla dell'odio e dell'assassinio non vinca sulla civiltà della comprensione, dell'aiuto e dell'Amore vicendevoli. Fate rispettare dappertutto la dignità dell'uomo realizzando tutti i suoi diritti fondamentali". Proprio l'attuale Papa ribadisce continuamente la necessità di farlo, in tutti i suoi discorsi a Roma e durante i suoi viaggi all'estero. Allo stesso tempo Egli fa presente che il rispetto della libertà religiosa costituisce la garanzia fondamentale del rispetto di tutti gli altri diritti dell'uomo, della famiglia, del matrimonio, della nazione e dell'intera società umana, oppure la perdizione, la distruzione, la decadenza e la morte!".

"Noi vogliamo invece vivere una vita piena e felice, e questo non solo durante la nostra breve esistenza qui sulla terra ma anche e soprattutto dopo la morte, nella vita eterna. Soltanto Cristo può dirci: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza ( Gv 10,10 )... "Io sono la via, la verità e la vita" ( Gv 14,6 ). Perciò ognuno di noi deve rafforzare la propria unione col Cristo nella vita personale, nel matrimonio, nella famiglia, sul posto di lavoro, nei rapporti quotidiani con gli altri, sempre e dovunque".

"In questo momento ricordiamo in modo tutto speciale nelle nostre preghiere il Santo Padre, perché Egli possa quanto prima riprendere quella grande missione che gli è stata affidata, non solo in favore del popolo di Dio e della Chiesa, ma anche di tutta la comunità umana. Ripetiamo con insistenza la preghiera: "Signore, resta con noi perché si fa sera..." ( Lc 24, 29 )".

[dall'intervento a Radio Vaticana del cardinale di Praga, Frantisek Tomásek]

 

 

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